Alla scoperta dei gioielli medievali che si celano nella città etnea.

Catania è considerata la capitale del barocco siciliano ma il capoluogo etneo ha tante anime e una di queste è quella medievale, che continua a vivere nascosta tra le pieghe della città ricostruita. L’itinerario guida alla scoperta di importanti vestigia che sono sfuggite alla distruzione provocata dai disastri naturali che hanno cambiato il volto di Catania alla fine del XVII secolo.

La prima tappa è piazza Santo Carcere, nel quartiere San Biagio della Calcarella, dove si trova la Chiesa di Sant’Agata al Carcere. L’edificio, che sorge davanti all’antica prigione dove la tradizione vuole che fosse stata rinchiusa Sant’Agata, fu ricostruito dopo il terremoto del 1693 ma in esso convivono elementi architettonici ed artistici di epoche diverse. Infatti, la facciata della chiesa è impreziosita da uno splendido portale medievale, forse di epoca sveva, che originariamente apparteneva alla facciata dell’antico Duomo normanno e che solo nel 1762, salvato dalle macerie del terremoto, approdò a Sant’Agata al Carcere. Realizzato in marmo bianco con arco strombato a tutto sesto, è sorretto da sei colonnine decorate da motivi geometrici diversi e da due pilastrini su cui sono scolpite figure umane e animali secondo simbologie bibliche.

L’itinerario prosegue poi nella vicina via Cestai, dove, all’angolo con via Mancini, si può ammirare l’Arco di San Giovanni, in stile gotico chiaramontano. Risalente al XV secolo, è ciò che rimane della Chiesa di San Giovanni de’ Fleres, costruita nel VI secolo e demolita alla fine del XIX secolo. Straordinaria testimonianza dell’edificio medievale, è decorato con motivi floreali lungo tutto il perimetro di pietra lavica dell’arco a sesto acuto. A pochi passi da via Cestai, e precisamente lungo via Vittorio Emanuele II, si possono notare i resti di Palazzo Platamone, risalente al XV secolo. Quando venne fatto costruire dalla ricca famiglia dei Platamuni, era uno dei palazzi più sfarzosi e rappresentativi di Catania. Sempre nel XV secolo fu donato ai religiosi e successivamente, nell’area in cui sorgeva l’edificio, fu eretto il monastero di San Placido, che poi andò distrutto durante il terremoto del 1693. Con la ricostruzione del convento, venne inglobata una parte di Palazzo Platamone. Oggi delle costruzioni quattrocentesche rimane il grande loggiato sormontato dal parapetto di un balcone.

Tra i gioielli medievali che si celano nella città etnea merita una menzione particolare la Cappella Bonajuto o del Salvaterello nel popolare quartiere della Civita, uno dei rari esempi di architettura bizantina a Catania. Eretta tra l’VIII e il IX sec. d.C., l’antica struttura nel Quattrocento fu inglobata nella costruzione del medioevale Palazzo Bonajuto. Riuscì a salvarsi dal terremoto del 1693, che invece non risparmiò il palazzo, poi ricostruito nel Settecento. Fu meta dei viaggiatori del Grand Tour e ispirò il famoso pittore francese Jean-Pierre Houël, che, nonostante non l’abbia mai visitata, realizzò una delle sue più illustri e fedeli riproduzioni, oggi conservata all’Ermitage di San Pietroburgo. L’itinerario prosegue con una visita alla Cattedrale di Sant’Agata, la cui prima edificazione risale al periodo 1086-1094 ma più volte distrutta e ricostruita a causa dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche che si sono susseguite nel tempo. Nel cortile dell’Arcivescovado si possono ammirare le absidi in pietra lavica di epoca normanna, vestigia della prima costruzione.

Infine, l’itinerario si conclude in piazza Federico di Svevia, dove sorge il Castello Ursino, uno dei monumenti catanesi più celebri. L’imponente maniero medievale, che faceva parte di un complesso sistema difensivo costiero della Sicilia orientale, fu costruito nella prima metà del XIII secolo per volere di Federico II di Svevia. Più volte restaurato a causa di terremoti e colate laviche, è uno dei pochi monumenti sopravvissuti al terremoto del 1693. Nel corso dei secoli è stato sede del parlamento, dimora reale, carcere, caserma e dal 1934 ospita il Museo Civico, che raccoglie reperti archeologici e materiali riguardanti la storia culturale della città.

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