Catania è la patria dell’Etna, del barocco siciliano, del mare e della buona cucina ma è anche e soprattutto una città da sempre legata alle sue tradizioni, che sopravvivono a dispetto dei tempi.
Ma quali sono le tradizioni di Catania? Scopriamole insieme!
Sant’Agata, patrona di Catania
Tra quelle che hanno solide radici vi sono senza dubbio le tradizioni legate alla devozione e al culto di Sant’Agata, alla quale Catania dedica due feste: a febbraio, per ricordare il martirio avvenuto il 5 febbraio del 251 d.C.; e ad agosto, per la traslazione delle reliquie da Costantinopoli a Catania (dopo il 1126). Quella di febbraio è così straordinaria che può essere paragonata alla famosa Settimana Santa di Siviglia. I festeggiamenti durano tre giorni, durante i quali la città dimentica ogni cosa per concentrarsi esclusivamente sulle celebrazioni: si inizia il 3 febbraio, con la processione dei cerei da piazza Stesicoro, luogo del martirio, a piazza del Duomo, detta anticamente la processione della luminaria; continua il 4 con il “giro trionfale” del famoso fercolo con le reliquie di Sant’Agata, che ripercorre il tracciato delle mura che circondavano la città; e si conclude il 5 febbraio, con la processione che si snoda per le vie del centro. Misto di devozione e di folklore, la festa richiama oltre un milione di persone provenienti da ogni parte del mondo. Durante questi giorni di festa non possono mancare due specialità dolciarie quali: le olivette, dolci di pasta di mandorla a forma di oliva ricoperti di zucchero e colorati di verde; e le minne di Sant’Agata, cassatelle di ricotta a forma di seni per ricordare il martirio del taglio delle mammelle che la Santa subì.
L’Opera dei Pupi
In Sicilia tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo si affermò l’Opera dei Pupi, un particolare tipo di teatro delle marionette che racconta storie basate sulla letteratura cavalleresca medievale e su altre fonti, come i poemi italiani del Rinascimento, la vita dei santi e i racconti di noti banditi. Le principali tradizioni, o “stili”, di pupi siciliani sono quelle di Palermo e Catania, che si distinguono per dimensioni e peso dei burattini, per le tecniche operative ma in particolare per una diversa concezione teatrale: quella palermitana è più stilizzata ed elementare mentre quella catanese è più tragica, sentimentale e realistica. Oggi l’antica tradizione dell’Opera dei Pupi catanese è rappresentata dalla Marionettistica dei Fratelli Napoli, fondata nel 1921 da Don Gaetano Napoli e giunta, senza interruzioni di attività, alla sua quarta generazione. Oltre a mettere in scena gli spettacoli, la famiglia Napoli accoglie nella sua bottega di via Reitano 55 appassionati e curiosi per svelare loro tecniche e segreti di questa nobile forma di spettacolo. Dal 2008 il teatro dell’Opera dei Pupi è stato iscritto dall’Unesco nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale.
Il Carretto Siciliano
Il carretto siciliano, in dialetto “u carrettu”, è senza dubbio uno dei simboli più conosciuti e apprezzati nel mondo dell’iconografia folcloristica dell’isola. Nato come mezzo di trasporto si è poi trasformato in un veicolo di trasmissione culturale: su di esso venivano riprodotti momenti della storia siciliana, epica e testimonianze di religiosità popolare. La storia del carretto siciliano risale ai primi anni del XIX secolo, quando iniziò ad essere usato per il trasporto di legna e prodotti agricoli. Venne utilizzato fino alla seconda metà del XX secolo, quando divenne obsoleto a causa della diffusione dei veicoli a motore. Attualmente sono utilizzati solo in caso di eventi e occasioni speciali. Ma nonostante il suo utilizzo come mezzo di trasporto sia venuto meno, continua ad esercitare il suo fascino. Concentrato di creatività e tecnica, al giorno d’oggi è divenuto oggetto d’arte artigianale. Ogni città siciliana ha la sua tradizione: a Catania ha forma rettangolare, lo sfondo è rosso e le decorazioni sono più rifinite. Uno dei più grandi maestri nella decorazione dei carretti siciliani è stato il catanese Domenico “Minicu” Di Mauro, le cui creazioni sono state esposte in prestigiosi musei. In provincia di Catania ci sono due musei che conservano la memoria di questa tradizione: si trovano uno ad Aci Castello e l’altro a Bronte.
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